September 17, 2009

Caro utente di Facebook,
la natura, negli ultimi 10 (100, 1000?) anni, ha miseramente fallito la propria missione.
All’età della pietra se eri stupido e mangiavi le pietre, morivi di peritonite e l’equilibrio del ciclo dell’azoto era ristabilito.
All’età del bronzo, se infilavi la testa nel pentolone di metallo fuso per vedere se era caldo, diventavi parte dei monili al collo di tuo zio cacciatore e riposavi per sempre insieme a lui anche dopo la sua sepoltura.
Quando l’uomo ha iniziato a navigare, se ti legavi una corda al collo e ti tuffavi in acqua, diventavi tutt’uno con l’oceano mare e con i grandi pesci che felicemente lo popolavano.
Nel medio evo potevi giocare a nascondino dentro la vergine di Norimberga. I chiodi di cui era foderata si sarebbero giustamente presi cura di te.
Giunto all’unità d’Italia quale idiozia avresti potuto compiere? Ad esempio buttarti da una rupe per imparare a volare? Ci pensava la gravità di Newton e le pessime condizioni igieniche dei nosocomi se per nostra sfortuna l’impatto sul basalto non fosse stato letale.

Ma poi abbiamo introdotto gli antibiotici, l’igiene personale, le moderne tecnologie, i pasti proteici, le automobili, lo stato sociale, i diritti umani. Ma ci siamo dimenticati di mettere una barriera all’ingresso per gli imbecilli.

Per fortuna che il signor Zuckerberg ha deciso di creare una specie di nassa per le anguille, dove gli idioti come te possono mettere la testa dentro e restare meravigliati dalle luci, i colori e le musichette, per poi rimanere incastrati dentro e consentire a noi di poterti marchiare, catturare ed estinguere.

Ci avevano provato precedentemente con MySpace, ma non erano stati sufficientemente bravi a fabbricare la trappola e così gli idioti entravano, ma poi riuscivano anche a scappare. Con Facebook invece la componente di cattura è infallibile.

Per monitorare ancora meglio lo stato di scemitudine dell’individuo imbecille sono stati inseriti degli indicatori molto sofisticati: le applicazioni test. Tu, idiota, credi di scoprire quale ortaggio eri in una vita precedente, quale pezzo del motore a scoppio sei, quale tipo di mito degli anni ottanta potrebbe guidare la tua lambretta, ecc ecc, ma invece tutto questo serve a delineare in via del tutto inequivocabile che sei un idiota sfuggito alla selezione naturale. Una preda da eliminare.

Negli ultimi giorni ti è stata concessa un’ultima possibilità, come se al topo venisse lasciato un chiodo arrugginito e la porta della gabbia aperta: ti abbiamo dato un’applicazione che tagga automaticamente le foto dei tuoi amici.
E tu, inosorabile nella tua stupidità hai subito pensato bene di ingoiare il chiodo arrugginito per intero e non approfittare della via di fuga e hai taggato tutti noi.

Bene.

In attesa che il signor Zuckerberg aggiunga il tasto per farti ingoiare le pietre, infilarti la testa nel crogiolo di metallo fuso, rinchiuderti nella vergine di norimberga, gettarti in pasto ai pesci, e buttarti giù da una rupe basaltica (è una delle prossime funzioni beta di Facebook, secondo TechCrunch), io ti cancello dagli amici.

Perchè mi hai veramente sfilacciato il sacchetto maronaio.

September 11, 2009
Un professore, prima di iniziare la sua lezione di filosofia, pose alcuni oggetti davanti a sé, sulla cattedra. Senza dire nulla, quando la lezione iniziò, prese un grosso barattolo di maionese vuoto e lo riempì con delle palline da golf. Domandò quindi ai suoi studenti se il barattolo fosse pieno ed essi risposero di sì. Allora, il professore rovesciò dentro il barattolo una scatola di sassolini, scuotendolo leggermente. I sassolini occuparono gli spazi fra le palline da golf. Domandò quindi, di nuovo, ai suoi studenti se il barattolo fosse pieno ed essi risposero di sì. Il professore, rovesciò dentro il barattolo una scatola di sabbia. Naturalmente, la sabbia occupò tutti gli spazi liberi. Egli domandò ancura una volta agli studenti se il barattolo fosse pieno ed essi risposero con un sì unanime. Il professore tirò fuori da sotto la cattedra due bicchieri di vino rosso e li rovesciò interamente dentro il barattolo, riempiendo tutto lo spazio fra i granelli di sabbia. Gli studenti risero! “Ora”, disse il professore quando la risata finì, “vorrei che voi consideraste questo barattolo la vostra vita. Le palline da golf sono le cose importanti; la vostra famiglia, i vostri figli, la vostra salute, i vostri amici e le cose che preferite; cose che se rimanessero dopo che tutto il resto fosse perduto riempirebbero comunque la vostra esistenza.” “I sassolini sono le altre cose che contano, come il vostro lavoro, la vostra casa, l’automobile. La sabbia è tutto il resto, le piccole cose.” “Se metteste nel barattolo per prima la sabbia”, continuò, “non resterebbe spazio per i sassolini e per le palline da golf. Lo stesso accade per la vita. Se usate tutto il vostro tempo e la vostra energia per le piccole cose, non vi potrete mai dedicare alle cose che per voi sono veramente importanti.
August 8, 2009
August 5, 2009
E’ un gran porco”. L’ex senatore del Pdl Paolo Guzzanti non usa metafore per giudicare i comportamenti privati di Berlusconi. “E’ una persona che ha corrotto la femminilità italiana schiudendo carriere impensabili a ragazze carine che hanno imparato solo quanto sia importante darla alla persona giusta al momento giusto - scrive sul suo blog Guzzanti - sollecitate in questo anche dalle madri, quando necessario”.
August 2, 2009

Viene da qui e credo questo di Bobby McFarrin che sia l’esempio formale più spettacolare che abbia mai visto del perché sia tanto difficile programmare una macchina utilizzando sistemi di decisione neuronale e quanto siamo invece, noi macchine umane, degli esseri meravigliosi e pieni di stupore…

(via Matteo Flora )